Space waste ovvero “spazzatura spaziale”. Di cosa si tratta e come combatterla

Se pensate che la spazzatura sia soltanto un problema terrestre, vi sbagliate: sospesi sopra di noi ci sono, infatti, più di 29.000 rifiuti spaziali. La cosìddetta space waste o spazzatura spaziale è composta da detriti che si sono accumulati negli ultimi sessant’anni ad un’altezza che varia dai 200 ai 20.000 chilometri circa. Ma cosa sono rifiuti che generano spazzatura spaziale? 

Ecco cosa sono i rifiuti spaziali 

Possono avere la più diversa natura: trattasi principalmente dei materiali di scarto delle varie missioni o generati da collisioni ed incidenti in orbita. 

Più nello specifico fanno parte dei rifiuti spaziali sonde, satelliti terrestri, telescopi, vettori e strumentazioni che vengono automaticamente definiti rottami una volta terminato il proprio “compito” e, come detto, frammenti creati dagli incidenti. Ma non finisce qui, a riempire ulteriormente la discarica spaziale ci sono anche oggetti più curiosi: viti, bulloni, vernici e addirittura le ceneri di Gene Roddenberry – creatore di Star Trek – che nel 1992 vennero lanciate dallo Shuttle Columbia.

I rischi creati dalla spazzatura spaziale 

I detriti spaziali sono aumentati a dismisura negli ultimi anni. Le diverse dimensioni comportano, in alcuni casi, difficoltà circa il rilevamento del detrito stesso, con il rischio di creare eventuali collisioni con i satelliti attivi, alcune anche molto gravose considerando l’alta velocità con cui gli stessi viaggiano. Ad ipotizzare tale problema fu  Donald J. Kessler, già nel 1978. La sua teoria dal titolo “ sindrome di Kessler” evidenziò come i continui impatti con i vari detriti spaziali comportasse una reazione a catena tale da incrementare in maniera esponenziale il volume dei detriti che a loro volta avrebbero creato ulteriori collisioni. 

I numeri della spazzatura spaziale o space waste 

Gli oltre 5000 lanci effettuati in sessant’anni di missioni spaziali fanno superare le 8.000 tonnellate di massa totale di space waste. Ad oggi i detriti nello spazio monitorati sono in numero molto inferiore: lo Space Surveillance Networks, un sistema di sensori e radar creato con il compito di identificarli, riesce a seguire il movimento di soli 22300 oggetti fluttuanti nello spazio.

Qui è possibile consultare le recenti stime dell’ESA – European Space Agency, aggiornati a novembre 2020. 

Quali soluzioni possono essere adottate per rimuovere la spazzatura spaziale  

Tante le soluzioni proposte per cercare di risolvere il problema della discarica nello spazio, dalle più alte soluzioni ingegneristiche a quelle più fantasiose, attualmente le più caldeggiate sembrano essere due: una tassa sull’uso orbitale, proposta da alcuni economisti dell’Università del Colorado e la missione – che si terrà nel 2025 – portata avanti dalla start-up svizzera ClearSpace, dopo un accordo con l’ESA da 86 milioni di euro.

Quest’ultima, prevede il recupero di un detrito spaziale rimasto in orbita dal 2013, con conseguente rimozione dello stesso. Le problematiche, i dubbi e gli elevati costi delle soluzioni elencate lasciano comunque la strada aperta ad altre alternative, lo scopo fondamentale rimane sempre lo stesso: liberare lo spazio dai rifiuti creati dall’uomo.

La spazzatura spaziale rappresenta un elevato rischio per le nuove e future missioni, oltre al fatto che – ed è ciò che più ci preoccupa – i detriti potrebbero rientrare nell’atmosfera terrestre, in qualsiasi momento.

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