Giuseppe Garibaldi Eroe dei Due Mondi e dell’ambiente

Giuseppe Garibaldi, così come Dante Alighieri, Cristoforo Colombo e Leonardo Da Vinci, è uno tra gli italiani più famosi e ammirati nel mondo.

Protagonista in sud America e in Europa, è diventato leggendario per le imprese che gli hanno conferito enorme popolarità.

Ma Garibaldi si è conquistato la simpatia di tutti perché ha combattuto per la liberazione dei popoli oppressi e per la redenzione degli ultimi, coltivando un sogno di giustizia sociale nato in lui nella giovinezza.

Eppure ci sono aspetti della sua vita ancora poco conosciuti, come per esempio l’amore per gli animali e il profondo rispetto per l’ambiente.

Garibaldi ambientalista ante litteram: il rapporto con la natura e l’ambiente

Garibaldi fu un ambientalista ante litteram, convinto di voler vivere la natura fino in fondo. Capì, già allora, quanto fosse importante il rapporto uomo-natura.

Uno dei suoi pronipoti afferma infatti che “il mio bisnonno amava seguire i ritmi biologici, l’armonia. Ha vissuto 30 anni a Caprera e ha trasformato quell’isola, ha zappato, concimato, irrigato e studiato i testi per conoscere le piante. È maturato come carattere proprio in questo rapporto duro con la natura, un rapporto vero da cui l’uomo ha tutto da guadagnare. La natura ha le sue battaglie, i suoi corsi e ricorsi, ma alla fine vince e vive. Noi uomini invece siamo stati capaci di rompere anche certe regole, come quelle delle stagioni, mentre l’uomo Garibaldi percepiva già allora come fosse importante questo rapporto con la natura”.

Proprio a Caprera, isola nella costa nord-orientale della Sardegna, Garibaldi visse per oltre vent’anni. Inizialmente acquistò la metà settentrionale dell’isola, vivendo in una casupola. Poi, grazie a una colletta, riuscì a comprare anche l’altra metà dell’isola e a costruire una fattoria, la “casa bianca”.

In questa grande tenuta Garibaldi piantò molti alberi e fece la vita del contadino, coltivando i campi e allevando polli, ovini, cavalli e asini. Negli anni arricchì la proprietà realizzando stalle, un mulino a vento, un pozzo, orti, frutteti, viti e olivi. Produsse anche olio, vino, miele e formaggio.

Questo continuo contatto con la natura lo indusse a diventare vegetariano. Credeva infatti che le piante avessero un’anima cui non si doveva nuocere. Si nutriva quindi di pane, acqua e frutta, senza mai rinunciare però ai suoi amati sigari.

La difesa degli animali: la Regia Società per la Protezione degli Animali

Nonostante per anni avesse praticato caccia e pesca, Garibaldi si convinse nel tempo che anche gli animali, come le piante, dovessero vivere liberamente curando la loro anima.

Affermava infatti che “proteggere gli animali contro la crudeltà degli uomini, dar loro da mangiare se hanno fame, da bere se hanno sete, correre in loro aiuto se estenuati da fatica o malattia, questa è la più bella virtù del forte verso il debole”.

Così si fece promotore della creazione della prima associazione animalista italiana nel 1871. L’associazione nacque su impulso di una nobildonna inglese, Anna Winter, che contattò Garibaldi chiedendogli di creare un ente che proteggesse gli animali che subivano maltrattamenti in campagna e in città.

Lo stesso Garibaldi incaricò il suo medico personale, Timoteo Riboldi, di redigere uno statuto. Il 1° aprile sorgeva la Regia Società per la Protezione degli Animali, oggi ENPA.

Garibaldi e Roma: una proposta per difendere la Città Eterna dalle alluvioni

Oltre a occuparsi di natura e animali, Garibaldi propose anche progetti per difendere Roma dalle piene del Tevere. Le acque del fiume infatti colpivano regolarmente la Città Eterna e il neonato Stato italiano cercò soluzioni convincenti per risolvere il problema.

A questo proposito Garibaldi si fece promotore di un piano che prevedeva la realizzazione di un canale che convogliasse le acque, in casi di piena, nel fiume Aniene. Propose inoltre di creare un porto commerciale verso Ostia e di risanare parte dell’Agro Pontino.

Alla fine però il Parlamento italiano scelse un progetto meno oneroso, ovvero la costruzione dei muraglioni che ancora oggi contengono il Tevere.

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