Fuoco, risorsa per l’economia o strumento di alterazione ambientale?

Elemento fondamentale per lo sviluppo della civiltà, il fuoco è considerato il primo strumento utilizzato dall’uomo per sopravvivere. Nell’età preistorica, la possibilità di controllarlo e riprodurlo ha permesso all’uomo stesso di rapportarsi al meglio con i propri simili e l’ambiente circostante.

Ciò ha dunque reso possibili cambiamenti fisici, sociali e relazionali.

La capacità di cuocere il cibo ha consentito di poterlo conservare più a lungo e allo stesso tempo di disporre di alimenti più sani e morbidi.

In secondo luogo, gli individui destinati a occuparsi del fuoco assunsero ben presto una posizione di preminenza all’interno dei singoli gruppi.

Quindi, da semplice fruitore, l’uomo divenne addirittura modificatore della natura.

Ma l’utilizzo del fuoco ha causato anche alterazioni ambientali, dovute alle attività umane in campo agricolo, di caccia e in generale all’uso dissipativo delle risorse.

Il fuoco e l’agricoltura, strumento di distruzione o fertilizzazione?

Il fuoco ha costituito un utile strumento per praticare la rotazione agricola. In diverse comunità infatti si tagliavano enormi porzioni di bosco, si lasciavano seccare e poi vi si appiccava il fuoco nella stagione asciutta. Così facendo si ottenevano ampie radure fertili da sfruttare per fini agricoli, che venivano temporaneamente abbandonate quando la flora ricresceva.

In questo modo gli incendi favorirono la fertilizzazione della terra e il sopravvento delle graminacee su alberi e arbusti. Ma il fuoco era anche un ottimo diserbante e un efficace creatore di pascoli, nonché un concimatore del suolo, grazie alla cenere della legna bruciata.

È evidente però che le alterazioni ambientali furono rilevanti. Infatti i nuovi paesaggi erano il risultato delle distruzioni operate attraverso la pratica dello slash and burn (taglia e brucia). Le praterie nordamericane o le savane africane, ad esempio, non erano formazioni originarie, ma il frutto delle profonde trasformazioni dell’habitat naturale attraverso l’uso del fuoco.

Questa gigantesca opera di alterazione ambientale fu tale da modificare la composizione vegetale e il clima di intere regioni. La fascia boschiva che circondava la terra fu appunto abbattuta per far posto a campi e pascoli, tanto è vero che in Germania fu coniato il termine Raubwirtschaft(economia di rapina o saccheggio) per identificare gli albori del contrastato rapporto dell’uomo con la natura.

Il fuoco, la caccia e il massacro di massa della fauna

Già prima della nascita dell’agricoltura però, il fuoco è stato causa anche dei primi massacri di massa della fauna. In effetti l’uomo praticava la caccia proprio con il fuoco, anche quando cominciò ad occuparsi di agricoltura e allevamento di animali.

La pratica era simile a quella utilizzata per l’agricoltura: si incendiavano le piante all’interno dei boschi, oppure il sottobosco per rendere più agevole il passaggio ai cacciatori.

Così, oltre ai cambiamenti climatici, pure l’azione diretta o indiretta dell’uomo ha prodotto l’uccisione su larga scala dei grandi mammiferi.

Uso dissipativo e uso rigenerativo delle risorse

L’utilizzo del fuoco da parte degli uomini dunque aumentava il loro potere di intervento sulla natura ai fini della propria sopravvivenza.

Nonostante le risorse non fossero illimitate, ne veniva fatto un uso apertamente dissipativo poiché non c’era ancora coscienza della loro durabilità. L’abbondanza di materie a disposizione delle popolazioni infatti non faceva percepire chiaramente la loro limitatezza. Inoltre l’attenzione era rivolta più agli effetti economici immediati piuttosto che ai mutamenti botanici causati dagli incendi.

Eppure alcuni studiosi hanno notato una pratica rigenerativa delle risorse nell’economia del fuoco dei primi cacciatori. Lo sfruttamento delle aree di raccolta o di caccia era in genere temporaneo, poiché venivano abbandonate una volta esaurita la loro produttività. Così questi terreni venivano lasciati al processo spontaneo di rigenerazione e popolamento.

Il fuoco e le alterazioni ambientali: un processo irreversibile

L’uso del fuoco, come detto, riduceva al minimo lo sforzo lavorativo dell’uomo e moltiplicava la sua capacità produttiva. Tuttavia l’utilizzo di questo strumento ha distrutto habitat naturali, depositi di biomassa e patrimoni di biodiversità animali e vegetali. Probabilmente molte risorse biologiche di quella fase storica sono andate perdute per sempre.

Di fatto la rigenerazione delle risorse era limitata, benché resa possibile dalla vastità delle materie disponibili rispetto al numero e ai bisogni delle comunità. Perciò la logica rigenerativa ha trovato un ostacolo nella crescita della popolazione. Le prime comunità di cacciatori hanno infatti sfruttato troppo a lungo le risorse, non tenendo conto della loro durabilità del tempo e della crescita demografica.

È lo stesso problema con cui oggi si stanno scontrando le società capitalistiche, le quali dovranno trovare nuove forme sostenibili di vita produttiva e consumo per evitare il collasso della terra.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *