Venezia, la città che affonda

Venezia è finita sotto l’acqua nei giorni scorsi, colpita dalla più alta mareggiata degli ultimi 50 anni. L’acqua ha raggiunto 1,87 metri di altezza trasformando la città in una grande piscina. Edifici inondati e compromessi, impianti elettrici fuori servizio, negozi costretti a chiudere.

Anche se gli abitanti hanno sempre saputo convivere con questo problema, gli interventi umani dell’ultimo secolo hanno messo a rischio l’equilibrio di questo ecosistema a metà tra terra e mare.

Si stima infatti che per il 2100 ci sarà un innalzamento critico del livello del mare fra i 30 e i 90 centimetri. Venezia così rischia seriamente di non esistere più e di essere sommersa come Atlantide.

Colpa soprattutto del cambiamento climatico, il problema più urgente per l’umanità in questo momento storico. Le temperature ormai sono in costante aumento, il livello globale del mare è in rapido incremento e i disastri naturali sono sempre più frequenti.

Tuttavia l’uomo è la causa principale di questi fenomeni, tanto è vero che la morfologia della laguna è cambiata proprio per mano degli interventi umani. Da questo momento in poi sarà fondamentale rimediare agli errori fatti nel passato per salvare Venezia.

Perché a Venezia c’è l’acqua alta?

Venezia è la più grande laguna del Mediterraneo, composta da 118 isole che si trovano nella laguna veneta. Il fenomeno dell’acqua alta si verifica in occasione di picchi di maree eccezionali nel mar Adriatico e raggiunge il massimo livello proprio nella laguna veneta.

Tale fenomeno dipende, tra le altre cose, dalle maree astronomiche rafforzate dai venti stagionali; dalla forma e dalla posizione particolari della laguna veneziana; dall’impatto del cambiamento climatico e dall’innalzamento del livello del mare.

Quando i venti caldi e umidi del Nord Africa si allineano con l’attrazione gravitazionale della luna, l’acqua viene spinta dal mar Adriatico nella Laguna. L’acqua filtra sull’isola principale e può provocare un’alluvione o la cosiddetta acqua alta.

Venezia inoltre affonda perché è posta su basi deboli, ossia placche tettoniche mobili che inclinano la città verso est. Perciò alcuni esperti, attraverso studi mirati, hanno stabilito che Venezia, in media, affonda di circa 1,5 millimetri all’anno.

Cosa dobbiamo aspettarci nel futuro prossimo?

I cambiamenti climatici hanno provocato un innalzamento del livello del mare a circa 3 millimetri su scala globale. In questo senso l’Italia rischia di perdere una grande porzione di coste.

Infatti secondo le proiezioni dell’Enea, agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, entro il 2100 almeno 40 piane costiere italiane saranno a rischio inondazione, per un totale 5.686,4 km².

A Venezia in particolare si prevede che il mare salirà di 1,04 metri, tanto da sommergere i primi piani di tutti gli edifici. Il problema sarà dunque quello di impermeabilizzare almeno i primi due piani degli edifici per evitare ulteriori danni.

Il previsto aumento del livello del mare entro il 2100 quindi cambierà radicalmente la morfologia attuale delle coste italiane, allagando potenzialmente un’area grande quanto la Liguria. La conseguente perdita di terra avrà un impatto sull’ambiente e sulle infrastrutture locali, che dovrebbe suggerire una gestione delle coste consapevole e sostenibile.

Sembra evidente che l’Italia, dilaniata da eventi naturali estremi negli ultimi anni, sia nel bel mezzo di una crisi climatica. Sarà dunque fondamentale dotarsi di strumenti di adattamento il più efficaci possibili per affrontare quella che presumibilmente non sarà un’emergenza inaspettata, ma una nuova normalità.

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