Guerra Fredda e ambiente: dalla Cortina di Ferro al Green Belt europeo

Durante la Guerra Fredda ci fu un altro tipo di conflitto, quello ambientale, che sconvolse gli equilibri dei Paesi coinvolti. Infatti i continui combattimenti inaridirono le terre, rendendo inutili o addirittura pericolosi gli interventi ordinari.

Incendi di foreste e campi, utilizzo di prodotti chimici, macellazione del bestiame, inondazioni di terreni agricoli furono all’ordine del giorno. Migliaia di profughi abbandonarono le proprie case e fattorie, cosicché la vegetazione avanzò spontaneamente. In alcuni casi l’infoltirsi del sottobosco aumentò le tipologie di malattie nocive per l’uomo, gli animali e le piante.

Questa guerra all’ambiente quindi comportò una gravissima distruzione di flora e fauna. Di fatto le zone interessate dai conflitti divennero enormi aree di caccia per chi vi si nascondeva, con pesanti danni collaterali alla biosfera.

Inoltre i trasferimenti dei rifugiati, così come altre migrazioni, causarono mutamenti ambientali sia nelle terre lasciate sia in quelle di nuovo insediamento.

Terminati gli scontri, le terre coinvolte dai combattimenti continuarono comunque a portare i segni della guerra. Eppure in una zona militarizzata come la Cortina di Ferro la natura prosperò, favorendo spontaneamente la creazione di una grande oasi ecologica.

Guerra Fredda e Cortina di Ferro, una riserva naturale spontanea vietata all’uomo

Proprio sulla linea della Cortina di Ferro, che divise l’Europa in due aree di influenza, flora e fauna proliferarono. La polizia di frontiera fece da inconsapevole guardia-parco proteggendo ecosistemi e forme di vita selvatica.

Ciò accadde perché la Cortina fu di fatto una terra inviolabile, chiusa a qualsiasi attività umana, protetta da reticolati, dogane e torrette d’avvistamento. Una zona di confine marginale, poco appetibile per lo sviluppo urbano, industriale o agricolo.

Così la natura si è presa ciò che l’uomo aveva abbandonato e in pochi decenni ha conservato al meglio ambienti unici e diversissimi tra loro, specie animali e vegetali in via d’estinzione che qui hanno trovato il loro rifugio.

Il primo a intuire le potenzialità di questa area fu l’ornitologo tedesco Kai Frobel, il quale capì che l’assenza di attività umane aveva creato habitat incontaminati. Con l’aiuto di organizzazioni tedesche di tutela, la linea della Cortina acquistò la sua nuova identità di stampo ambientale.

European Green Belt, la cintura verde d’Europa sulla linea della Cortina di Ferro

Così, lungo il confine della Cortina, si è sviluppato un corridoio ecologico lungo 12.500 km, con parchi, riserve e aree protette. Dalla Norvegia al Mar Nero, la cosiddetta European Green Belt rappresenta la colonna vertebrale verde d’Europa.

Il progetto nacque nel 2004 grazie all’International Union for Conservation of Nature (Iucn). Questa associazione ambientalista ha voluto consacrare la vecchia Cortina, esaltando la tutela dell’ambiente e la cooperazione internazionale.

Così facendo oggi è possibile conservare ecosistemi e habitat naturali, favorendo altresì lo sviluppo di aree rurali periferiche in modo sostenibile e integrato, per costituire una vera e propria rete ecologica paneuropea.

La Green Belt attraversa otto regioni biogeografiche e 24 Paesi europei ed extra-europei. In una fascia di circa 50 chilometri si susseguono ben 40 parchi nazionali e più di 3.200 aree naturali protette. È suddivisa inoltre in 4 macroregioni: Fennoscandia, Baltica, Europa centrale e Balcanica.

Foreste, fiumi, laghi, paludi, lagune, spiagge, colline arricchiscono la Green Belt di paesaggi naturali ricchi di biodiversità.

Una moltitudine di piante e specie animali, tuttavia, è ancora minacciata dalle attività dell’uomo. Diversi sono i progetti che mirano alla protezione e valorizzazione dell’ambiente, attraverso ad esempio al recupero, riconversione e valorizzazione delle aree e delle strutture militari dismesse.

Come può rinascere la coscienza ambientale dopo la Guerra Fredda

Nel clima della Guerra Fredda per i leader mondiali fu quasi necessario fingere indifferenza nei confronti dell’ambiente. Piuttosto agirono secondo i propri piani per inseguire sicurezza e prosperità. Tuttavia proprio la Guerra Fredda favorì lo sviluppo del moderno ambientalismo.

Infatti questo conflitto diede la possibilità di dar voce su larga scala ai timori sulle sorti dell’ambiente. L’espansione economica minacciava le condizioni ambientali in molti luoghi. In particolare, i test nucleari e la corsa agli armamenti posero l’attenzione sullo sviluppo industriale incontrollato e le sue conseguenze.

Fu così che si sviluppò un movimento ambientalista transnazionale, con caratteristiche differenti in ciascun Paese. Il degrado ambientale, le conseguenze delle attività economiche e dell’uso inappropriato della tecnologia furono solo alcuni dei cavalli di battaglia degli ambientalisti.

Di fatto però la Guerra fredda ha lasciato il segno, tangibile ancora oggi, nella biosfera di ogni continente. Molte sue conseguenze si dimostrarono passeggere, altre dureranno per generazioni, altre ancora invece rimarranno per un tempo incalcolabile.

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