L’industrializzazione europea, le trasformazioni del paesaggio e l’inquinamento ambientale

Come il colonialismo cambiò drasticamente gli ecosistemi dei paesi conquistati, anche in Europa l’industrializzazione fece altrettanto. Tra XVIII e XIX secolo infatti lo sviluppo dell’industria moderna portò, oltre ai soliti benefici economici, anche mutamenti del paesaggio e fenomeni di inquinamento ambientale.

Il processo di industrializzazione si affermò in Inghilterra nella seconda metà del XVIII secolo per poi diffondersi nel resto del continente europeo, nonché negli Stati Uniti e Giappone nel corso dell’ottocento.

La transizione al moderno sistema di produzione industriale fu resa possibile dall’innovazione tecnologica, dalla produzione a basso costo dell’acciaio, dall’impiego di combustili fossili e elettricità e dalla diffusione di moderni mezzi di trasporto e comunicazione.

La modificazione dell’ambiente naturale rappresentò però l’altra faccia dello sviluppo industriale europeo.

L’industria e le trasformazioni del paesaggio e dell’ambiente

L’industrializzazione causò dunque profonde trasformazioni del paesaggio, che venne mutato per permettere la crescita e il progresso. Perciò si resero necessarie bonifiche, disboscamenti, recinzioni (le cosiddette enclosures), nuove infrastrutture per sostenere l’incremento delle attività industriali.

Non solo, ma anche l’espansione degli insediamenti urbani e dei terreni agricoli provocarono una consistente perdita degli habitat naturali e la conseguente estinzione di numerose specie animali. Talvolta alcuni esemplari scomparvero del tutto, come l’uro (progenitore del bue), l’alca (un uccello marino) e il bisonte europeo. In altri casi invece le popolazioni di lupi, castori e orsi bruni riuscirono a sopravvivere in territori limitati.

L’estinzione fu inoltre favorita dalla caccia sportiva, dal collezionismo e da alcune leggi che incoraggiarono la cattura di specie considerate dannose per l’uomo.

Industrializzazione e fenomeni di inquinamento ambientale

Inevitabilmente la produzione industriale ebbe un impatto violento sull’ambiente, dando luogo a consistenti fenomeni di inquinamento. Primo fra tutti il degrado delle acque fluviali provocato dagli scarichi fognari e dalla contaminazione con gli scarichi tossici. Le industrie infatti, attraverso canali di scolo, riversarono i rifiuti soprattutto nei fiumi formando, in alcuni punti, pozzanghere fangose e piene di immondizie.

L’inquinamento atmosferico rappresentò un’altra emergenza generata dal massiccio utilizzo del carbone. L’impiego di questo materiale fece aumentare il fumo nelle grandi città, tanto è vero che lo smog causò numerosi decessi e di conseguenza la crescita dei tassi di mortalità.

Anche le piogge acide colpirono intensamente i grandi centri industriali che lavoravano i carburanti fossili. Ma la questione divenne globale quando si costruirono ciminiere sempre più alte per disperdere gli agenti tossici nell’atmosfera.

I rifiuti solidi rappresentarono un ulteriore problema legato all’inquinamento. Mentre una buona parte degli escrementi animali vennero utilizzati come fertilizzanti in agricoltura, una maggiore quantità rimase ammassata nei dintorni delle città. Tali rifiuti, uniti agli scarti dei consumi alimentari e delle lavorazioni industriali, generarono situazioni di degrado estremo soprattutto nelle periferie delle città.

Industria e inquinamento ambientale oggi

L’impatto ambientale dell’industria è migliorato nel corso degli ultimi decenni grazie a regolamentazioni più severe, all’abbandono della produzione maggiormente inquinante e all’adozione di strumenti per ridurre l’impatto ambientale. Nonostante ciò il comparto industriale grava ancora oggi in misura significativa sull’ambiente in termini di inquinamento e rifiuti prodotti.

L’Europa in questo senso ha introdotto nuovi criteri di sostenibilità e adottato una serie di direttive volte alla riduzione di rifiuti e emissioni inquinanti. La Commissione Europea ha inoltre condiviso una strategia in materia di responsabilità sociale delle imprese (CSR). A livello internazionale invece la norma ISO 26000 fornisce orientamenti riguardo alle modalità operative socialmente responsabili che possono essere adottate dalle imprese e dalle organizzazioni.

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