Il colonialismo europeo: come l’espansione coloniale ha trasformato l’ambiente

Tra XV e XIX secolo il colonialismo e l’industrializzazione permisero all’Europa di rinascere da un punto di vista economico, culturale e politico. Questi due processi paralleli esplosero in seguito a un lungo periodo di crisi economica e sociale, in cui le guerre e la peste del 1348 misero in ginocchio il vecchio continente.

Ma attraverso l’incremento demografico, l’evoluzione tecnologica, la ripresa dei traffici commerciali e la diffusione dell’istruzione, l’Europa subì dunque una profonda trasformazione, che incentivò lo sviluppo di questi due processi. Si assistette da un lato alla transizione al moderno sistema di produzione industriale, dall’altro all’espansione territoriale.

Sebbene le attività coloniali e industriali registrarono vantaggi considerevoli, altrettanto notevoli furono le conseguenze per l’ambiente. Si verificò infatti una radicale modifica degli ecosistemi sia in Europa (nel caso dell’industrializzazione), sia nei paesi extraeuropei (per effetto della colonizzazione).

Il colonialismo, in particolare, sfruttò in momenti diversi le risorse naturali e le popolazioni locali contribuendo alla trasformazione del paesaggio e alla perdita di biodiversità.

Le quattro fasi del colonialismo e le potenze in campo

Il colonialismo attraversò essenzialmente 4 fasi di vita e vide in campo non solo gli stati europei, ma anche potenze emergenti quali Stati Uniti e Giappone. La portata eccezionale del processo è data dal coinvolgimento di tutti e 5 i continenti nelle varie fasi.

Prima fase (1415-1600): in questo periodo furono Spagna e Portogallo a contendersi il primato delle conquiste territoriali in America, Asia e Africa.

Seconda fase (1606-1818): Francia, Paesi Bassi e Gran Bretagna cominciarono a farsi strada nelle Americhe e in Oceania.

Terza fase (1819-1860): nonostante lo scarso interesse generale per l’attività coloniale, alimentato dalle teorie liberiste che consideravano i possedimenti extraeuropei un limite allo sviluppo economico della madrepatria, Francia e Gran Bretagna continuarono a espandersi in Africa e Asia.

Quarta fase (1860-1914): questo fu il tempo dell’imperialismo, caratterizzato da un dominio di natura politica e economica imposto dalle potenze mondiali su altri stati più deboli. In questi anni i paesi europei si spartirono l’Africa, mentre emersero sullo scacchiere internazionale Stati Uniti e Giappone.

La rivoluzione ambientale: gli effetti sull’ambiente nei territori conquistati

Se da una parte il colonialismo produsse benefici, soprattutto economici, per le madrepatrie, dall’altro generò inevitabili conseguenze dannose per l’ambiente. L’arrivo degli europei avviò infatti una vera e propria rivoluzione ambientale, tanto che lo storico Alfred Crosby ha parlato di imperialismo ecologico e di espansione biologica dell’Europa.

Le comunità indigene

Innanzitutto le comunità indigene si disgregarono e finirono per soccombere ai colonizzatori, più evoluti tecnologicamente. Le popolazioni locali infatti vennero confinate in porzioni di territorio limitate e poco ospitali per far spazio agli europei che migravano verso le colonie.

Ciò spezzò il legame tra gli indigeni e le loro terre, modificando inesorabilmente il loro stile di vita e l’universo culturale. Inoltre le guerre, le epidemie, i lavori forzati e lo schiavismo contribuirono alla perdita di identità dei popoli locali.

Il paesaggio e l’agricoltura

Anche il paesaggio subì una radicale trasformazione attraverso l’introduzione di nuovi modelli di agricoltura. I sistemi agricoli tradizionali, basati sulle tecniche di coltivazione manuale e multi-colturale, vennero sostituiti con forme di agricoltura specializzata e prevalentemente mono-colturale. In questo modo si creò un sistema di produzione di beni alimentari destinati all’esportazione in Europa.

Così facendo dunque le colture tradizionali vennero accantonate a favore di piantagioni di prodotti quali tabacco, tè, canna da zucchero, cacao, riso, cotone. Nel tempo però le coltivazioni specializzate danneggiarono il suolo, provocando anche la perdita di biodiversità.

L’introduzione nelle colonie di specie vegetali e animali comunemente diffuse nei paesi europei finì poi per procurare danni agli ecosistemi originari. Significativo fu, per esempio, la diffusione di cereali e erbe infestanti che progressivamente sostituirono la vegetazione autoctona.

Le infrastrutture

Per incentivare la produzione e il commercio dei prodotti alimentari fu necessaria la costruzione di una rete di infrastrutture da accompagnare alla progressiva diffusione dell’agricoltura mono-colturale.

Gli ambienti, fino a quel momento incontaminati, risentirono bruscamente delle alterazioni introdotte forzatamente dai coloni. Infatti la realizzazione di dighe, canali, strade, ferrovie e porti modificarono significativamente i bacini idrici e la morfologia di vasti territori.

Il prelievo delle risorse

Boschi, suoli ricchi di minerali e territori popolati dagli animali furono intensamente sfruttati per le esigenze commerciali delle madrepatrie, che si arricchirono a discapito delle colonie.

La ricerca di legname pregiato contribuì a disboscare, a ritmi sostenuti, enormi superfici boschive, così come la ricerca di nuovi territori da colonizzare e civilizzare.

L’impoverimento del suolo fu dovuto anche alla presenza di minerali e metalli preziosi, che rappresentarono risorse ambite per i traffici commerciali. Anche l’agricoltura si legò allo sfruttamento minerario, poiché il consistente aumento della produzione stimolò l’importazione di fertilizzanti a basso costo.

La caccia agli animali

Per quanto riguarda gli animali invece, il commercio delle pelli e la caccia sportiva causarono la riduzione o addirittura l’estinzione di molte specie. Ciò fu dovuto principalmente all’incremento dei consumi e al bisogno di soddisfare la crescente richiesta nei settori alimentare, sartoriale, industriale e sportivo.

Emblematici furono i casi di caccia indiscriminata contro balene, capodogli, orsi, bisonti, elefanti, per ricavarne prodotti da lavorare e mettere poi in commercio.

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