Incendi, i principali inferni che si sono scatenati nel 2019

Con il suo libro “La nostra casa è in fiamme”, l’attivista ambientale Greta Thunberg ha voluto fare un appello a tutti per prendere coscienza delle gravi condizioni in cui versa il Pianeta Terra, così da cambiare modo di vivere e di consumare. Ma tale metafora sembra essere diventata realtà.

Dalla Siberia all’Alaska, a Gran Canaria e in Amazzonia, sembra essersi scatenato un vero e proprio inferno sulla Terra.

La situazione del territorio Artico

La foresta del Canada è stata la prima ad andare a fuoco: la prima ondata di incendi si è verificata già alla fine di marzo, proseguendo tra alti e bassi nei mesi successivi. Secondo le stime della NASA, il 19 luglio la superficie bruciata dagli incendi ha superato il milione di ettari. La maggioranza di essi è concentrato nell’Alberta: il solo focolaio di Chuckegg Creek, ininterrottamente in fiamme dalla metà di maggio nei dintorni della cittadina di High Level, ha divorato finora 340 mila ettari. Per tentare di domarlo, sono all’opera in 921 tra vigili del fuoco e personale di supporto, oltre a 48 elicotteri e 125 mezzi pesanti.

Di poco inferiore sono le perdite dell’Alaska, stimate attorno agli 800 mila ettari.

Se l’Artide americana piange, quella siberiana si dispera: tra giugno e luglio sono bruciati oltre 3,2 milioni di ettari cioè una superficie grande quanto l’intero Belgio. Sono ben undici le regioni colpite, anche se le più martoriate rimangono quelle di Krasnojarsk e Irkutsk, nonché più a oriente, la Jacuzia e la Buriazia. L’inerzia delle autorità locali, limitate in nome del bilancio alla sorveglianza finché gli incendi non mettano a rischio la popolazione, hanno permesso che una situazione eccezionale sfuggisse del tutto di mano.Le temperature record sono infatti la vera causa di questa straordinaria stagione di incendi.

Secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) delle Nazioni Unite, che si basa sui dati del programma Copernico di Agenzia Spaziale Europea e Unione Europea, tanto il mese di giugno quanto quello di luglio 2019 sono stati i più caldi delle serie storiche, dapprima eguagliando, e quindi superando, persino l’annus horribilis del 2015.

Ad Anchorage, principale città dell’Alaska, a inizio mese la colonnina di mercurio ha toccato i 32° C. Un picco eccezionale, spiegato in parte dalla geografia della città portuale, che tuttavia mette in risalto una tendenza incontrovertibile: in questi mesi, lungo il circolo polare artico, le temperature medie sono state quasi ovunque, e ampiamente, sopra le medie stagionali: quella di giugno nelle regioni della Siberia toccate dagli incendi era quasi dieci gradi superiore alla media del trentennio 1981-2010.

L’incendio a Gran Canaria e le fiamme dell’Amazzonia

Il 17 agosto un incendio ha sconvolto l’isola Gran Canaria, la maggiore dell’arcipelago spagnolo delle Canarie, devastando un’area di circa 10.000 ettari e provocando l’evacuazione di oltre 9.000 persone.

In Amazzonia invece è record di incendi. In particolare si sono sviluppati al confine tra Brasile, Bolivia e Paraguay consumando oltre 20 mila ettari di vegetazione. Secondo i dati dell’Istituto nazionale per la ricerca spaziale (Inpe), il numero di incendi boschivi è aumentato dell’82% tra gennaio e agosto 2019 rispetto allo stesso periodo del 2018. Tra il 1 ° gennaio e il 18 agosto di quest’anno sono stati registrati 71.497 focolai, in aumento dell’82% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (39.194 focolai).

In Italia gli incendi sono triplicati

Dall’inizio del 2019 sono divampati 295 roghi, praticamente il triplo dello scorso anno con effetti devastanti dal punto di vista economico e ambientale. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti, dalla quale si evidenzia “in media piu’ di un incendio al giorno lungo la Penisola durante l’anno sulla base dei dati Effis, in riferimento ai roghi scoppiati alle porte di Palermo a Monreale e San Martino delle Scale considerati di origine dolosa”.

Secondo la Coldiretti “se certamente il divampare delle fiamme è favorito dal clima anomalo, a preoccupare è proprio l’azione dei piromani con il 60% degli incendi che si stima sia causato volontariamente. Abitazioni andate a fuoco, coltivazioni bruciate, animali soffocati e uccisi dalle fiamme, ma anche case rurali, macchine e attrezzature agricole, capannoni e boschi distrutti sono le drammatiche conseguenze degli incendi”.

“Per ricostituire i boschi andati in fiamme- continua la Coldiretti- ci vogliono almeno 15 anni con danni all’ambiente, all’economia, al lavoro e al turismo. Nei boschi andati a fuoco sono impedite anche tutte le attività umane tradizionali del bosco come la raccolta della legna, dei tartufi e dei piccoli frutti, ma anche quelle di natura hobbistica come i funghi che coinvolgono decine di migliaia di appassionati”.

“Un costo drammatico che l’Italia è costretta ad affrontare perché- conclude la Coldiretti- è mancata l’opera di prevenzione, sorveglianza e soprattutto di educazione ambientale sul valore inestimabile di un patrimonio determinate per la biodiversità e per la stabilità idrogeologica del territorio”.

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