Crema solare: quando la protezione è per la pelle, ma non per l’ambiente

Siamo in estate piena, e già da un po’, specialmente durante il fine settimana, per riprendersi dallo stress accumulato durante le giornate di lavoro, ci si reca al mare per staccare un po’la spina. Quando andiamo in spiaggia e ci cospargiamo di crema solare per proteggere la nostra pelle non dimentichiamo però di salvaguardare anche l’ambiente

L’inquinamento da plastica in mare non è il solo nemico degli ecosistemi marini. Diversi studi hanno dimostrato che ad arrecare ulteriori danni alla salute dei nostri mari sono proprio alcuni componenti presenti nelle creme solari.

I numeri che emergono non sono rassicuranti: ogni anno finiscono negli oceani 14.000 tonnellate di crema solare e 82.000 sostanze contenute in prodotti per la cura personale che arrivano in acqua.

Componenti delle creme solari che causano danni all’ambiente

Secondo le ultime ricerche tra gli ingredienti presenti in questi cosmetici, che causano danni all’ambiente abbiamo l’oxybenzone, l’enzacamene, l’amiloxato e l’ottisalato.

Queste sostanze sono state rinvenute in organismi quali alghe, coralli, molluschi, ricci di mare o numerosi crostacei, accumulandosi nella catena alimentare per un fenomeno noto come biomagnificazione. La conseguenza infatti è che queste sostanze nocive raggiungono anche animali di maggiori dimensioni e all’apice della catena alimentare, come pesci, cetacei e uccelli marini.

Ma nelle protezioni solari troviamo anche altro, le mircroplastiche. Queste minuscole particelle interagiscono negativamente con gli ecosistemi marini, causando danni sia fisici, ad esempio soffocamento e imprigionamento degli organismi di minori dimensioni, sia chimici, possedendo sostanze tossiche ed essendo in grado di adsorbire molte di quelle già presenti nella colonna d’acqua. Le microplastiche possono anche fungere da zattere per specie alloctone, cioè estranee rispetto all’ecosistema in cui vengono trasportate, di cui possono mettere in pericolo gli equilibri. Nel caso delle microplastiche presenti nelle creme solari, si tratterebbe soprattutto di batteri

Principali effetti sull’ambiente delle creme solari

Le sostanze nocive presenti nei solari protettivi che utilizziamo, contengono nanoparticelle che possono compromettere la riproduzione dei coralli e il loro ciclo di crescita, finendo per portarli allo sbiancamento. A conferma del fenomeno, uno studio pubblicato nel 2016 sulla rivista Archives of Environmental Contamination and Toxicology.

In particolar modo l’oxybenzone, causa enormi danni alle barriere coralline agendo tanto sulle planule, cioè le larve planctoniche che origineranno il corallo vero e proprio, quanto sui coralli stessi, fungendo da interferenti endocrini.

Per cercare di dare un freno al problema il 1 maggio 2018 i legislatori hawaiani hanno fatto passare una proposta di legge che vietava la vendita di creme solare contenenti ossibenzone e ottilmetossicinnamato. Le Hawaii sono il primo stato ad aver approvato una misura simile, che potrebbe diventare legge entro il 1 gennaio 2021.
Il 1 novembre 2018, la piccola nazione insulare di Palau ha annunciato che avrebbe vietato la vendita e l’utilizzo di protezioni solari contenenti composti chimici pericolosi per le barriere.

La situazione del Mediterraneo

Un recente studio condotto da ricercatori spagnoli e pubblicato sulla rivista Science of the Total Environment, ha evidenziato che le conoscenze sugli impatti delle creme solari sugli ecosistemi mediterranei sono piuttosto scarse, e potrebbero celare problemi ben più gravi del previsto, mettendo a rischio la qualità delle acque del Mediterraneo, le sue risorse naturali e la sua preziosa biodiversità.

Come proteggere la pelle e in contemporanea anche l’ambiente?

Quando acquistiamo un prodotto per la protezione dai raggi del sole leggiamo sempre i costituenti. Assolutamente non bisogna comprare creme che contengono oxybenzone, l’enzacamene, l’amiloxato e l’ottisalato.

Dunque la scelta e l’utilizzo di prodotti bio ed ecosostenibili, il cui impatto ambientale è decisamente più ridotto, è l’unico modo che consente di limitare al momento i danni all’ecosistema da parte di questo fenomeno, di cui nel momento di acquisto ne abbiamo responsabilità per non incidere negativamente sull’ambiente.

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