La Cascata delle Marmore tra storia, leggenda e natura

Tra storia, leggenda e natura, la Cascata delle Marmore è un sito naturale immerso nel verde dell’area protetta del Parco Fluviale del Nera, in Umbria. È una cascata a flusso controllato, tra le più alte d’Europa e può contare su un dislivello complessivo di 165 metri, suddiviso in tre salti. Il nome deriva dai componenti salini presenti sulle rocce della montagna, il cui riflesso della luce del sole li fa assomigliare al marmo bianco, il Travertino.

La cascata è formata dal fiume Velino, che si tuffa nella sottostante gola del Nera. Normalmente solo una parte dell’acqua, circa il 30%, viene deviata verso la cascata, il resto viene utilizzato per scopi industriali dal polo di Terni.

Già, perché le acque della cascata contribuiscono alla produzione di energia elettrica presso la centrale di Galleto, costruita nel 1929. Proprio grazie alla ricchezza delle acque in questa zona sono sorte industrie siderurgiche, elettrochimiche ed elettriche.

Ma quale è la storia, intrecciata alla leggenda, della cascata? Quali sono le principali caratteristiche naturalistiche?

La storia della cascata: dai romani all’era industriale

Questo luogo affonda le sue radici nell’antichità, quando i romani irruppero nella vita di umbri ed etruschi che popolavano queste terre, fondando città, bonificando intere aree, costruendo strade, acquedotti, templi e ville.

La particolare configurazione geologica del fiume Velino portò alla formazione di una palude stagnante, nociva per la salubrità dell’altopiano di Rieti, in cui scorreva per larga parte.

Così, nel 271 a.C., il console Manio Curio Dentato ordinò la costruzione di un canale, Cavo Curiano, per far defluire le acque stagnanti del Velino verso il fiume Nera. Tuttavia, quando il Velino era in piena, l’enorme quantità di acqua ingrossava il Nera minacciando Terni. Ne nacque un contenzioso tra le due città, che nel 54 a.C. si rivolsero direttamente al Senato Romano, ma la causa si risolse con un nulla di fatto.

Con la caduta dell’Impero romano d’Occidente cessò la manutenzione del canale, che determinò un progressivo impaludamento della Piana Reatina. Nel 1422 fu realizzato un nuovo canale, Cavo Reatino o Cavo Gregoriano, per ripristinare l’originaria portata del fiume, grazie all’intervento di Papa Gregorio XII.

Per volontà di Papa Paolo III, nel 1545, si realizzò invece un altro canale, Cava Paolina, che durò solo 50 anni a causa di seri problemi strutturali. Così si pensò di ampliare la Cava Curiana e di costruire un ponte regolatore per regolare il deflusso delle acque. Quest’opera, Cava Clementina, fu inaugurata nel 1598 da Papa Clemente VIII.

Il problema dell’allagamento delle campagne circostanti però continuò a persistere. Pertanto, grazie a altri interventi nel XVII e XVIII secolo, la cascata assunse il suo aspetto attuale, operando direttamente sui balzi della cascata stessa.

Nel XIX secolo invece si cominciarono a usare le acque della cascata per la loro forza motrice. Infatti nel 1896 le neonate Acciaierie di Terni alimentarono i loro meccanismi sfruttando l’acqua del Cavo Curiano, mentre, negli anni successivi, si sfruttò intensamente la cascata per la produzione di energia idroelettrica.

La leggenda di Nera e Velino, simbolo di amore eterno

Narra la leggenda che la Cascata delle Marmore nacque da una storia d’amore. La Ninfa Nera infatti, figlia del Dio Appennino, si innamorò del giovane pastore Velino. La dea Giunone però, contraria a questo amore profano, decise di punire la Ninfa portandola in cima al Monte Vettore.

Qui la fanciulla fu trasformata nel fiume Nera e cominciò a scorrere fino ad arrivare alla rupe dove aveva incontrato Velino la prima volta. Velino stesso, non conoscendo le sorti della sua amata, interrogò una sibilla che gli svelò cosa le accadde.

Così lui decise di gettarsi dalla rupe di Marmore per salvare Nera, che credeva stesse annegando. Giove, per evitargli la morte, durante il volo lo trasformò in acqua, in modo tale da ricongiungersi con Nera per l’eternità. Quel salto d’acqua, oggi la Cascata delle Marmore, è il simbolo del loro amore eterno.

Quando la natura fa spettacolo: flora, fauna e grotte

La cascata svetta in una zona di grande pregio ambientale e si contraddistingue per la straordinaria ricchezza biologica. La flora e la fauna in corrispondenza del sito sono tipiche della macchia mediterranea. Ci sono infatti numerose specie vegetali come alghe, muschi e licheni e piante acquatiche e terrestri quali felci e piante con fiori.

A queste presenze botaniche vanno aggiunte le numerose specie zoologiche appartenenti ad insetti, anfibi, pesci, rettili, uccelli e piccoli mammiferi. Sono presenti soprattutto specie di uccelli rari o addirittura unici in Italia, come il martin pescatore, il passero solitario, la gallinella d’acqua e il germano reale.

L’importanza di questa biodiversità è testimoniata dal riconoscimento a livello europeo come Sito di interesse comunitario (SIC) e Zona di protezione speciale (ZPS) della Rete Ecologica Europea Natura 2000.

Altra caratteristica che rende ancora più suggestivo il sito della cascata è la presenza di grotte, alcune visitabili. L’acqua, nel corso dei secoli, ha scavato cavità e gallerie sotterranee creando ambienti dominati da stalattiti e stalagmiti. Queste grotte rappresentano però un aspetto ancora poco conosciuto dal punto di vista turistico e soprattutto speleologico e potrebbero riservare molte sorprese.

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