Sulle tracce di Napoleone: come l’isola d’Elba ha cambiato pelle

Dopo 5 giorni di navigazione, il 3 maggio 1814 Napoleone sbarca all’Isola d’Elba, dove trascorrerà 9 mesi di esilio. Poche settimane prima del suo arrivo ha abdicato dal ruolo di Imperatore di Francia, in seguito alla firma del trattato di Fointainbleau. Le potenze europee del tempo lo hanno sconfitto nella battaglia di Lipsia, costringendolo a cedere il trono al legittimo re Luigi XVIII. In cambio gli viene permesso di conservare il titolo di Imperatore e concessa la sovranità sull’Isola d’Elba, che diventa Principato.

Al contrario di ciò che si pensa, Napoleone non viene imprigionato, ma sceglie personalmente l’isola per il suo esilio. La scelta ricade sull’Elba, anziché su Corfù, considerando la dolcezza dei costumi dei suoi abitanti e la bontà del clima. Essi saranno l’oggetto costante del mio interessamento più vivo. Bonaparte regna portando più innovazioni di quante qualsiasi governo abbia mai fatto prima, reggendo di fatto una monarchia assoluta.

Gli abitanti dell’Elba accolgono Napoleone con grande entusiasmo e lui ricambia occupandosi subito del governo e dell’amministrazione dell’isola. Il suo obiettivo infatti è apportare significativi miglioramenti per ammodernare l’Elba.

Gli interventi di Napoleone per modernizzare l’Elba

Napoleone innanzitutto si sofferma sull’organizzazione economica, sociale e militare dell’isola. Si occupa di tutto: dalla gestione dei cani randagi alle donazioni per i più poveri, dallo sfruttamento delle miniere alla progettazione di insediamenti siderurgici. Dà inoltre disposizioni sull’organizzazione della marina militare e convoca ripetutamente alti funzionari per informarsi sullo stato di gestione dell’isola, delle dogane e dell’amministrazione sanitaria e marittima. Per il suo alloggio fa ristrutturare alcuni edifici amministrativi, mentre riadatta la Villa di San Martino per farne la residenza estiva.

Bonaparte si preoccupa persino dell’armonia del paesaggio, facendo abbattere edifici fatiscenti, ordinando la ristrutturazione di altri e progettandone di nuovi. In questo modo, ad esempio, il porto di Portoferraio rinasce letteralmente, accogliendo ogni giorno decine di curiosi e forestieri e navi cariche di merci.

La viabilità dell’isola d’Elba

L’Elba, in particolare Portoferraio, assume l’aspetto di un grande cantiere a cielo aperto. Napoleone rimane colpito soprattutto dalla mancanza di viabilità e da una primitiva rete di comunicazioni. Così si attiva per operare una bonifica stradale dell’isola e migliorare sensibilmente il sistema viario, per collegare tra loro i vari paesi. La messa in sicurezza delle strade è infatti un nodo fondamentale per riqualificare il territorio, nonché un biglietto da visita per riguadagnare prestigio internazionale.

Per prima cosa dunque ordina la costruzione di nuove strade e la sistemazione di quelle già esistenti. Quindi dispone di allargarne altre per farvi passare la carrozza imperiale, abbattendo anche muri se necessario. Per evitare allagamenti fa costruire un condotto sotterraneo. In più richiede la lavorazione di ponti in muratura per oltrepassare i fossi. Parallelamente ai lavori di ristrutturazione delle sue residenze, Napoleone fa lastricare anche gli ingressi che conducono alle sue dimore, per renderle ancora più regali.

Il primo regolamento di igiene pubblica in Italia

Napoleone tiene molto anche all’igiene e alla pulizia, tanto è vero che attua il primo regolamento di igiene pubblica in Italia. Infatti all’Elba non esistono pozzi neri e né tantomeno latrine. Per i suoi ufficiali ne fa costruire alcune in riva al mare e presso il palazzo del governo, così da far cessare il cattivo odore. In questo regolamento proibisce ai cittadini di gettare rifiuti e acqua sporca in strada e di mantenere puliti gli spazi antistanti alle abitazioni. Inoltre impone ai proprietari di case prive di latrine di provvedere in merito entro due mesi, pena la temuta “tassa di polizia”.

Istituisce poi un nuovo corpo di nettezza urbana e obbliga i commercianti a tenere la spazzatura all’interno di una botte nel retro-bottega. Vieta anche che gli animali vengano lasciati liberi per le strade. Preoccupato dalle notizie di possibili malattie contagiose in arrivo dalla Corsica, istituisce un lazzaretto in cui curare i malati in quarantena.

Nell’isola l’acqua scarseggia, soprattutto durante l’estate, quindi Napoleone incarica il suo medico personale di svolgere un’inchiesta riguardante l’approvvigionamento idrico. Da ciò risulta che i cittadini spesso utilizzano acqua piovana per abbeverarsi, così ci si attiva per rimettere in sesto le cisterne di acqua potabile, da utilizzare in quantità e a orari prestabiliti.

Giardini, orti e nuove colture

Napoleone prova grande interesse verso la botanica e in particolare per le specie arboree. Le informazioni che ricava dalla lettura dei suoi libri, unite alle sue esperienze agricole, lo convincono a effettuare una notevole piantumazione. Così segue personalmente la piantagione di alberi di limoni e aranci nelle sue dimore e di gelsi per le strade e le piazze dell’Elba. Anche i giardini di Portoferraio, già presenti prima del suo arrivo, vengono riqualificati e piantumati con agrumeti e aiuole separate da piccoli viali. Si tratta in prevalenza di orti-giardino, sorti durante lo sviluppo delle città con lo scopo di fornire sussistenza in caso di assedio prolungato.

Napoleone suggerisce anche l’istituzione di specifici orti da dedicare alla coltivazione di ortaggi e alla semina dei legumi. È così che favorisce l’introduzione della coltura della patata e l’impiantamento di olivi, castagneti, alberi da frutto e piante da giardino. Alcuni appezzamenti di terreno poi li concede ai meno abbienti per diffondere le nuove colture e risollevare economicamente le famiglie, allontanando gli uomini dai vizi dell’alcool.

L’abbandono dell’isola d’Elba e il rientro in Francia

Napoleone si dedica con zelo all’amministrazione dell’Elba, finché non arriva il momento favorevole per il ritorno in patria. Dopo giorni di preparazione infatti, il 26 febbraio 1815, lascia l’isola con l’intento di riprendersi il governo della Francia. In meno di un mese si riappropria effettivamente del titolo di Imperatore. Iniziano così i 100 giorni che lo riportano sul trono francese, ma anche alla definitiva sconfitta e al tramonto dell’era napoleonica.

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