Suolo, cause e effetti di un consumo non razionale

Il suolo è una risorsa limitata i cui tempi di formazione sono generalmente molto lunghi. Può essere distrutto fisicamente o alterato chimicamente e biologicamente in tempi molto brevi, sino alla perdita delle proprie funzioni.

Infatti, in condizioni naturali, il suolo fornisce al genere umano i servizi ecosistemici necessari al proprio sostentamento:

  • approvvigionamento (prodotti alimentari e biomassa, materie prime, etc.);
  • regolazione (regolazione del clima, cattura e stoccaggio del carbonio, controllo dell’erosione e dei nutrienti, regolazione della qualità dell’acqua, protezione e mitigazione dei fenomeni idrologici estremi, etc.);
  • supporto (supporto fisico, decomposizione e mineralizzazione di materia organica, habitat delle specie, conservazione della biodiversità, etc.)
  • culturali (servizi ricreativi, paesaggio, patrimonio naturale, etc.)

Quando si parla di consumo di suolo si intende un processo di trasformazione del territorio, che comporta un’alterazione delle funzioni naturali ed il passaggio a condizioni artificiali. L’urbanizzazione del territorio pregiudica, irrimediabilmente e pressoché irreversibilmente, tutte le altre azioni di conversione e di salvaguardia.

Ad esempio, le scorrette pratiche agricole, zootecniche e forestali, possono originare gravi processi degradativi, che limitano o inibiscono la funzionalità del suolo. Stesso discorso per le dinamiche insediative, le variazioni d’uso e gli effetti locali dei cambiamenti ambientali globali. Spesso gli effetti diventano evidenti solo quando sono irreversibili. Tutto questo comporta un ripristino delle condizioni che spesso sono economicamente poco vantaggiose.

Uso, copertura e consumo di suolo

Il fenomeno del consumo di suolo è associato alla perdita di una risorsa ambientale fondamentale. Ciò si deve all’occupazione di superficie originariamente agricola, naturale o seminaturale. A tal proposito, ci si riferisce a un incremento della copertura artificiale di terreno, legato alle dinamiche insediative e infrastrutturali. Un processo prevalentemente dovuto alla costruzione di nuovi edifici, fabbricati e insediamenti, all’espansione delle città o alla conversione di terreno entro un’area urbana, all’infrastrutturazione del territorio.

Per copertura del suolo (Land Cover) si intende la copertura biofisica della superficie terrestre, come definita dalla direttiva 2007/2/CE. Sono comprese le superfici artificiali, le zone agricole, i boschi e le foreste, le aree seminaturali, le zone umide, i corpi idrici.

L’impermeabilizzazione del suolo costituisce la forma più evidente e più diffusa di copertura artificiale. Con il termine si intende la copertura permanente di parte del terreno e del relativo suolo con materiali artificiali costituisce la forma più evidente e più diffusa di copertura artificiale.

L’uso del suolo (Land Use) è un concetto diverso dalla copertura del suolo. Rappresenta un riflesso delle interazioni tra l’uomo. Il suolo costituisce quindi una descrizione di come esso venga impiegato in attività antropiche. La direttiva 2007/2/CE definisce l’uso del suolo come una classificazione del territorio in base alla dimensione funzionale o alla destinazione socioeconomica presenti e programmate per il futuro. Ad esempio: residenziale, industriale, commerciale, agricolo, silvicolo, ricreativo).

Il consumo di suolo in Italia

Secondo il Rapporto sul Consumo di suolo in Italia (Edizione 2018) pubblicato dall’Ispra, il consumo della risorsa è continuato ad aumentare nel 2017.

In 15 regioni viene superato il 5% di consumo di suolo. I valori più elevati si trovano in Lombardia (12,99%), Veneto (12,35%) e Campania (10,36%). Seguono Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Puglia e Liguria, con valori tra l’8 e il 10%. La Valle d’Aosta è l’unica rimasta sotto la soglia del 3%.

La Lombardia detiene il primato anche in termini assoluti, per copertura artificiale con 310 mila ettari. Il 13,4% delle aree artificiali italiane è in questa regione, contro i 9.500 ettari della Valle D’Aosta.

Gli incrementi maggiori sono avvenuti in Veneto (+1.134 ettari), Lombardia (+603 ettari), Emilia Romagna (+456 ettari) e Piemonte (+416 ettari). Liguria, Valle D’Aosta, Basilicata e Molise sono le regioni che hanno avuto la minor perdita di suolo agricolo o naturale. Gli incrementi sono minori di 40 ettari.

In termini di incremento percentuale rispetto alla superficie artificiale i valori più elevati sono in Veneto (+0,50%), Friuli-Venezia Giulia (+0,41%) e Trentino-Alto Adige (+0,40%; Bolzano +0,65%; Trento +0,13%).

Stima del consumo di suolo a livello regionale in percentuale sulla superficiee territoriale e in ettari (Fonte: Rapporto sul Consumo di suolo in Italia, Edizione 2018)

Quali sono gli effetti del consumo di suolo?

L’aumento del suolo edificato e impermeabilizzato comporta conseguenze molto pesanti sotto l’aspetto della sicurezza. Questo perchè la capacità drenante dei suoli diminuisce e quindi aumenta il rischio idrogeologico. Inoltre si riduce la quantità di terreno disponibile per l’agricoltura (con conseguenze economiche ), ma anche la capacità dell’ambiente di assorbire CO2 e quindi di contrastare l’effetto serra e di ridurre il riscaldamento globale e le sue conseguenze nefaste.

Ovviamente un minore consumo di suolo ha anche delle conseguenze economiche e sociali molto rilevanti. Un territorio con insediamenti essenzialmente dispersi a pelle di leopardo è molto più costoso e difficile da infrastrutturare e gestire. Invece, un giusto livello di concentrazione permette una gestione più economica. In questo modo si garantisce il raggiungimento dei livelli di soglia non solo per l’economicità delle reti tecnologiche e di trasporto, ma anche per la creazione di reti di socialità sostenibili ed identificabili.

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