Chernobyl, l’incidente nucleare e le conseguenze per la salute e l’ambiente

Il 26 aprile 1986, la città di Chernobyl, nella attuale Ucraina, fu teatro del più grave incidente nucleare mai verificatosi in una centrale. In quella notte, alcune manovre azzardate agli impianti di sicurezza provocarono un brusco aumento della temperatura del reattore 4 della centrale. Si innescarono pertanto due fortissime esplosioni e collassò l’intera struttura di protezione. Inoltre le esplosioni liberarono nell’atmosfera una quantità altissima di radiazioni che contaminarono un’area di 2.600 kmq tra l’Ucraina e la Bielorussia. La nube radioattiva arrivò anche in Europa orientale e centrale, fino a lambire porzioni della costa orientale del Nord America, con livelli di contaminazione via via minori.

I danni all’ambiente e alla salute causati dall’incidente di Chernobyl

È stato calcolato che l’incidente nucleare di Chernobyl abbia scaricato una quantità di radiazioni 400 volte superiori a quelle delle bombe cadute su Hiroshima e Nagasaki. A Chernobyl e nelle zone circostanti infatti le conseguenze per la salute e l’ambiente furono catastrofiche. Secondo il Chernobyl Forum, si contarono almeno 200.000 vittime a causa dell’incidente e dell’esposizione alle radiazioni e circa 300.000 cittadini sfollati. Le autorità sovietiche però tentarono di minimizzare l’accaduto per nascondere i difetti di concezione del reattore e le violazioni delle norme di sicurezza. Così facendo ignorarono i timori di alcuni ecologisti, i quali espressero preoccupazioni riguardo ai possibili danni in caso di guasti o incidenti.

La contaminazione ambientale: il caso della Foresta Rossa nei pressi di Chernobyl

Il rilascio delle radiazioni causò inevitabilmente danni gravissimi all’ambiente, poiché contaminarono il suolo con materiali radioattivi. Questi elementi nocivi si depositarono sugli strati superficiali del terreno e vennero assorbiti da piante e funghi, entrando così nella catena alimentare locale. Il simbolo della contaminazione ambientale fu la Foresta Rossa, una pineta a 10 km dalla centrale, così chiamata a causa del colore rosso che assunsero gli alberi prima di morire, dopo essere stati colpiti dalla nube radioattiva. In questa area si osservò un significativo accumulo di fogliame e di materiale compostabile dovuto a sua volta al rallentamento del processo di decomposizione del fogliame stesso e dei residui naturali. Oggi è crescente la preoccupazione che in questa pineta si possano verificare incendi tali da rilasciare in un colpo solo 30 anni di pulviscolo radioattivo nell’atmosfera.

Gli effetti delle radiazioni su piante e animali

Le radiazioni causarono inoltre numerosi effetti collaterali su piante e animali, con conseguenze su tutto l’ecosistema ambientale. Mentre la già citata Foresta Rossa subì danni permanenti, vicine foreste di betulle e di pioppi tuttavia restarono verdi e sopravvissero. Gli alberi presenti nella cosiddetta zona di esclusione tuttavia mostrarono una crescita molto più lenta. Ciò accadde poiché gli organismi decompositori concorsero al mancato degradamento della materia organica. Numerosi studi dimostrarono le ripercussioni che la contaminazione radioattiva ebbe anche per la fauna che abitava le aree maggiormente colpite. Si notò ad esempio come gli uccelli avessero una materia cerebrale notevolmente più piccola o becchi deformi rispetto ad altri esemplari delle stesse specie. Si registrò anche una moria di cavalli e uno sviluppo ritardato su una mandria di bovini.

Chernobyl oggi: la natura riconquista i suoi spazi

Nonostante la gravità dell’incidente, nel corso degli anni abbiamo assistito a una timida rinascita dei territori contaminati. In queste aree densamente abitate dagli esseri umani prima dell’incidente sono ora tornate molte specie animali e vegetali. In particolare l’area attorno a Chernobyl ha visto il rifiorire di macchie di pini, betulle e salici e si è ripopolata soprattutto di piccoli e grandi mammiferi. È verosimile che il numero degli animali selvatici sia oggi molto superiore a quello presente prima del disastro. Ciò significa che il venir meno delle attività industriali e agricole su larga scala e dello sfruttamento intensivo delle risorse naturali da parte dell’uomo hanno influito felicemente sul recupero della flora e della fauna nelle zone contaminate.

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