Crisi idrica, cosa sta accadendo al nostro oro blu e come intervenire

Parlare di crisi idrica, quando l’ acqua ricopre il 71% della superficie terrestre, potrebbe fare uno strano effetto.

Tuttavia, del 71% di acqua che costituisce l’idrosfera, il 97,5% è salata mentre solo il 2,5% è dolce. Inoltre l’acqua dolce del pianeta è distribuita in modo molto disomogeneo: di questa, la maggior parte dell’acqua fresca esiste sotto forma di ghiaccio, neve, acque sotterranee e umidità del suolo, mentre solo circa lo 0,3 % si presenta in forma liquida sulla superficie. Non solo, dell’acqua dolce di superficie liquida, l’87% è contenuto nei laghi, l’11% nelle paludi e solo il 2% nei fiumi.

Ma dell’acqua dolce disponibile, quanta ne è potabile?

Meno dell’1% della riserva idrica presente sulla Terra può essere usato come acqua potabile. L’acqua dolce non coincide con l’acqua potabile.Oltre a questo, se poi pensiamo che dell’acqua dolce solo il 30% circa è accessibile, mentre il resto è bloccato nel ghiaccio, capiamo quanto realmente sia importante tutelare la risorsa potabile.

Cosa sta portando alla crisi idrica

L’acqua dolce è una risorsa naturale rinnovabile e variabile, ma limitata: può essere reintegrata solo attraverso il processo del ciclo dell’acqua. A livello locale, tuttavia, se viene consumata più acqua fresca attraverso le attività umane rispetto a quella ripristinata in modo naturale, ciò può comportare una riduzione della disponibilità di acqua dolce da fonti di superficie e sotterranee e si possono causare gravi danni agli ambienti circostanti e associati definiti come stress idrico.

Se a questi dati associamo l’aumento demografico, l’urbanizzazione e i cambiamenti climatici, senza intervenire in maniera rapida con metodi di risparmio idrico, arriveremo al punto per cui non si avrà più acqua sufficiente e disponibile per tutti. Già oggi si stima che quasi un miliardo di persone nel mondo non ha accesso all’acqua potabile, un bambino su cinque muore per sete o per malattie legate all’acqua, e che circa il 40% della popolazione mondiale convive con problemi di scarsa disponibilità d’acqua che sono causa di oltre 50 conflitti nel mondo, di cui 37 armati (ONU).

Le immagini satellitari rivelano l’incidenza delle attività antropiche sulla crisi idrica

Un gruppo di lavoro della Nasa ha combinato una serie di osservazioni satellitari con dati sulle attività umane, per mappare la distribuzione dell’acqua dolce su vaste aree del nostro pianeta e soprattutto per verificare se questa rimane stabile o se la sua concentrazione cambia nel tempo. Hanno tracciato le variazioni globali dell’acqua dolce in 34 regioni sparse in tutto il pianeta: le aree umide della Terra si stanno facendo sempre più umide mentre quelle secche lo diventano ancor di più a causa di una varietà di fattori diversi, tra cui la gestione delle risorse umane, i cambiamenti climatici e i cicli naturali.

I ricercatori sono riusciti ad individuare zone del pianeta dove l’attività umana è stata particolarmente importante nel ridurre le riserve d’acqua delle falde, come è successo in California e in Arabia Saudita. Qui ad esempio, la regione, di per sé arida, ha perso circa 6 miliardi di tonnellate di acque sotterranee all’anno, mentre contemporaneamente il satellite Landsat ha registrato un’esplosione di terreni agricoli irrigati. Nel Bacino dello Zambesi, in Africa, dove l’attività umana è estremamente ridotta, l’acqua delle falde è aumentata di 29 miliardi di tonnellate all’anno tra il 2002 e il 2016. Lo studio fa riflettere molto su quanto le attività antropiche possono incidere sui tempi di ricarica nelle falde della risorsa acqua.

In realtà, molte aree del mondo stanno già sperimentando stress sulla disponibilità di acqua (o scarsità d’acqua). Secondo gli studiosi, entro il 2040,saranno ben 37 gli Stati che dovranno affrontare uno stress idrico “estremo”: tra questi circa 14 si trovano nella sola area mediorientale, con gravi rischi di instabilità politica, ma la scarsità di risorse idriche, si farà sentire anche in altre parti del mondo tra cui anche in alcune zone italiane e balcaniche.

Il ruolo dell’Italia sulla crisi idrica

In generale, su scala globale, il consumo d’acqua per le attività agricole è pari al 70%, per gli usi industriali al 20% e gli usi civili al 10%. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) un consumo corretto dovrebbe aggirarsi intorno ai 50 litri pro-capite al giorno. Se il consumo eccede tale soglia è molto probabile che si stiano verificando degli sprechi.

Da uno studio condotto a livello mondiale nel 2014 è emerso che, in Italia consumiamo quasi 400 litri di acqua pro-capite al giorno,a conferma che siamo tra i principali consumatori al mondo. La Danimarca ne consuma la metà dell’Italia mentre il Regno Unito meno di 150 litri pro-capite. Se paragoniamo il consumo italiano con quello dei paesi africani il rapporto è di 1 a 10 (Kenya, Ghana o Nigeria) e addirittura di 1 a 100 con il Mozambico.

La forte influenza delle perdite dalla rete idrica

Nei dati sono considerate anche le perdite dalla rete idrica, che in Italia è un problema piuttosto influente. A causa del cattivo stato delle nostre infrastrutture, l’acqua finisce per essere sprecata in grandi quantità, quasi la metà di quella distribuita. Le maggiori dispersioni totali di acqua si registrano nelle regioni del Sud, dove per erogare 100 litri di acqua se ne prelevano quasi altri 100 litri, ma anche in Valle d’Aosta, nella provincia di Trento e in Sardegna, dove i prelievi aggiuntivi sono pari, rispettivamente, a 158, 109 e 104 litri.

Nel 2017 l’Istat in un Rapporto ha dichiarato che per quanto riguarda le perdite idriche delle reti di distribuzione di acqua potabile nei comuni capoluogo di Regione, Milano è la città con il valore più basso (16,7%), mentre il più alto riguarda la città di Potenza (68,8%).

Come combattere la crisi idrica

Da quanto detto sopra emerge che è prioritario mantenere in equilibrio il ciclo dell’acqua, soprattutto per quanto riguarda il circolo delle acque sotterranee e il fenomeno dell’evapotraspirazione.

Per il contesto delle città sono stati sviluppati sistemi di drenaggio urbano in grado di intervenire sul problema, ma che comunque meritano un focus specifico a parte.

A livello domestico ricordiamo che le nostre azioni e le nostre scelte avranno sempre una forte incidenza sull’impatto ambientale. Vediamo alcuni modi per contribuire al risparmio idrico anche a casa:

1) Preferire la doccia al bagno nella vasca

Per farsi un bagno nella vasca da bagno occorrono circa 120/160 litri, mentre per una doccia si usano 12 litri di acqua al minuto così che una doccia di 5 minuti porta ad un consumo di 60 litri. Inoltre applicando un frangigetto, dispositivo che miscela aria al flusso d’acqua creando un getto più leggero, si arriva a consumare solo 9 litri d’acqua al minuto per la doccia quindi un totale di 45 litri.

2) Chiudere il rubinetto

Quando ti lavi i denti, ti radi o fai lo shampoo, ogni minuto, da un rubinetto del lavabo escono 6 litri di acqua. Quindi per un lavaggio di denti di 2 minuti, occorrono 12 litri. Se chiudi il rubinetto mentre ti spazzoli i denti (80% del tempo) consumi solo 1,6 litri.

3) Elettrodomestici a pieno carico

Uso della lavastoviglie o lavare a mano? Considerando che per lavare a mano un servizio completo da dodici che comprende 140 pezzi tra cui piatti, porcellane, bicchieri e posate, occorrono circa 103 litri d’acqua, per una lavastoviglie (di quelle che usano 15 litri d’acqua per un carico pieno) occorrono 88 litri. Gli elettrodomestici di ultima generazione (classe A+, A++ e A+++) consumano ancora meno: appena 7 litri per ciclo d’acqua. Se siete in 6 a tavola, per lavare i piatti a mano consumerete più di 50 litri, mentre con la lavastoviglie saranno poco più di 40 litri.

4) Scarico WC

L’uso del WC da solo rappresenta in media ben il 30% del consumo idrico di una casa. Le cassette di scarico dei WC classiche, quelle “a zaino” sono sistemate immediatamente dietro il vaso, e contengono 12-15 litri d’acqua, che viene completamente scaricata ad ogni uso. In generale, i moderni sistemi con doppio pulsante regolano le quantità di scarico a 6 litri, con interruzione opzionale a 3 litri.

5) Rubinetto con riduttore di flusso (al posto dell frangitetto)

In genere la portata d’acqua di un rubinetto può essere di circa 15 litri al minuto. I frangigetto o aeratori miscelano l’acqua con l’aria: sono dei semplici dispositivi in grado di ridurre la quantità di acqua che fuoriesce dai rubinetti dei lavandini di casa aumentando la forza del getto ma riducono il consumo d’acqua in una percentuale irrisoria. Si può arrivare a 10 litri al minuto.

Il riduttore di flusso invece è un sistema che frammenta l’acqua in minuscole particelle e la miscela con aria: si può ottenere una portata intorno ai 5 litri al minuto. Sono disponibili miscelatori, sia per rubinetti, che per la doccia.

Scoprire quanto si incide sulla crisi idrica

Interessante è poter conoscere anche l’incidenza personale calcolando la propria Impronta Idrica (Water Footprint), definita come un indicatore del consumo di acqua dolce che include sia l’uso diretto che indiretto di acqua da parte di un consumatore o di un produttore. E’ misurata in termini di volumi d’acqua consumati (evaporati o incorporati in un prodotto) e inquinati per unità di tempo.

Scopri la tua impronta idrica su Water Footprint Network o Acquapath.

Una volta inseriti i dati richiesti ti verrà fornita una stima delle tue azioni che incidono di più sul consumo idrico. In questo modo potrai adottare strategie di risparmio idrico contribuendo allo sviluppo sostenibile.

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