Le radici della wilderness e la Dichiarazione dei diritti degli alberi

Quando mi chiedono di cosa mi occupo rispondo : “Di ambiente e di diritto!”, di tutta risposta ricevo sguardi confusi, incomprensione, indifferenza.
Perché? Ad oggi, purtroppo, manca ancora un inquadramento vero e proprio, nelle tradizionali categorie giuridiche, di un diritto ambientale.
Ma è realmente così? È certo sicuramente che il “wild law” (termine coniato per la prima volta dall’ambientalista Cormac Cullinan) può essere più facilmente compreso se lo si intende come approccio al buon governo, piuttosto che come una branca del diritto o ad un codice di leggi.


Ad oggi alcuni scienziati sono convinti che, a causa dei cambiamenti climatici a cui è esposta la Terra, siamo arrivati ad un punto di non ritorno e che essa stia, attualmente, in maniera irreversibile ed inesorabile, ruotando verso un equilibrio con il quale pian piano arriverà all’inospitalità per gli esseri umani. Pur non essendo certamente una scienziata, non riesco a condividere questa prospettiva, anzi, tutto il contrario. Mi sono persa e ritrovata nelle parole di Arundhati Roy in War Talk: “Non solo un altro mondo è possibile, ma sta proprio arrivando. In una giornata di sole, riesco a sentirlo respirare”.


In qualsiasi modo venga inquadrato, quindi, il wild law sta emergendo improvviso su tutto il pianeta , a volte spontaneamente, altre per via di un’esigenza collettiva, per una presa di coscienza inevitabile. Affermo questo, sulla base di fatti concreti. Mi riferisco in particolar modo al Referendum del 2008 in Ecuador, con cui il popolo ha votato per l’adozione di una Costituzione che riconosce alla natura diritti di esistenza e di conservazione dei propri cicli, delle proprie strutture, funzioni e processi giuridicamente esecutivi; o alla Bolivia, la quale ha dedicato all’ambiente gli articoli 33 e 34 del Titolo V.

Dichiarazione dei diritti degli alberi: il 5 aprile una data storica dalla quale partire

Lo scorso 5 Aprile 2019, è stata una giornata importante: al Parlamento francese, infatti, è stata proclamata la Dichiarazione dei diritti degli alberi, un documento storico, presentato grazie all’impegno costante dell’Associazione ambientalista A.R.B.R.E.S. Quando ho letto la notizia, mi sono emozionata, sono uscita, ho respirato profondamente riempiendomi gli occhi di verde e di speranza. Ho sorriso come quando, da bambina, in campagna nelle domeniche di sole, mi arrampicavo sul mio albero preferito, un ciliegio, sognando un mondo magico e migliore.

L’albero è un essere vivente fisso che, in proporzioni comparabili, occupa due ambienti distinti, l’atmosfera e il suolo. Nel terreno si sviluppano le radici, che catturano l’acqua e i minerali. Nell’atmosfera, cresce la corona, che cattura l’anidride carbonica e l’energia solare. Per questo l’albero svolge un ruolo fondamentale nell’equilibrio ecologico del pianeta.
Si apre così la Dichiarazione dei diritti degli alberi, andando a configurarsi come una pietra miliare a difesa di quei millenari, leggendari e maestosi monumenti preziosi per la nostra vita e battendosi contro la scomparsa delle foreste in ogni angolo del globo.

Gli auspici per il futuro

La Dichiarazione rappresenta solo un primo passo iniziale che mira all’obiettivo di far sì che le altre legislazioni nazionali non solo si adeguino, ma arrivino a riconoscere l’albero come essere vivente a sé stante. Si legge infatti nella parte conclusiva: “Questo testo ha lo scopo di cambiare lo sguardo e il comportamento degli uomini, renderli consapevoli del ruolo importante che gli alberi svolgono nel quotidiano e per il futuro, aprendo la strada a un rapido cambiamento legislativo a livello nazionale”.

“Gli alberi straordinari” di Axel Leclercq, un cortometraggio presentato all’Assemblea Nazionale Francese per celebrare l’unicità della flora, in occasione della Dichiarazione dei diritti degli alberi

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