Storia della plastica, le tappe fondamentali del materiale che ha rivoluzionato il mondo

Correva l’anno 1862 quando, in occasione della Grande Esposizione di Londra, l’inglese Alexander Parkes esponeva una serie di minuscoli oggetti realizzati con la parkesina (più nota poi come xylonite), una sostanza a base di nitrato di cellulosa, lavorato a pressione: si trattava del primo materiale plastico semisintetico creato e brevettato per essere poi utilizzato per la produzione di manici, scatole e manufatti flessibili come i polsini e i colletti delle camicie. Sono dunque questi gli albori della storia della plastica, che vengono fatti risalire alla seconda metà del XIX° secolo nel pieno della seconda rivoluzione industriale, anche se già dall’antichità l’uomo ha utilizzato dei veri e propri “polimeri naturali”, come ad esempio l’ambra, il guscio di tartaruga e il corno per sopravvivere, materiali non prodotti dall’uomo ma reperibili in natura, che si comportano in maniera simile alla plastica prodotta industrialmente.

La prima vera affermazione si è però avuta nel 1870, grazie a un’intuizione del tipografo statunitense John Wesley Hyatt: partecipando a un concorso che prevedeva la vincita di un premio in denaro di 10,000 dollari per chi avesse proposto una valida alternativa all’utilizzo dell’avorio per il rivestimento delle palle da biliardo, Hyatt aveva ottenuto e brevettato la celluloide mescolando casualmente cellulosa vegetale e canfora e facendo sì che il nuovo materiale assumesse un carattere industriale. Paradossalmente, però, questo nuovo materiale scoperto incontrò un immediato successo presso i dentisti per essere impiegato per formare le impronte dentarie.


Storia della plastica: i primi decenni del ‘900


Da questo momento in poi comunque la plastica conquista l’uomo e ne modifica radicalmente il suo sistema di vita. Tanto è vero che il ‘900 può essere considerato a tutti gli effetti il secolo d’oro della sua storia, in cui si sono registrate in serie le principali scoperte. Nel 1907 il chimico belga Leo
Baekeland
ha realizzato casualmente la prima materia interamente sintetica, la bakelite (brevettata nel 1910). Nel 1912 il chimico tedesco Fritz Klatte ha scoperto il processo per la produzione del polivinilcloruro (meglio noto come PVC). Nel 1913 invece lo svizzero Jacques Edwin Brandenberger ha inventato il cellophane. Negli anni ’20, poi, la plastica ha trovato anche una rigorosa base teorica grazie agli studi di Hermann Staudinger, dell’Università di Friburgo, sulla struttura e le proprietà dei polimeri naturali e sintetici.

Gli anni ’30 e la Seconda guerra mondiale hanno segnato il passaggio definitivo verso la cosiddetta Era della Plastica, ovvero l’epoca industriale che stiamo vivendo oggi, con la creazione di una vera e propria industria moderna grazie all’utilizzo del petrolio, che diveniva così la materia prima da cui partire per la produzione. In questi anni si hanno ancora nuove scoperte, fondamentali anche per gli anni successivi. Su tutte, 1935 Wallace Carothers ha sintetizzato per primo il nylon (poliammide), mentre Rex Whinfield e James Tennant Dickson nel 1941 hanno brevettato il polietilene tereftalato (PET).


La storia della plastica nel secondo dopoguerra e con l’avvento del boom economico


Nel secondo dopoguerra le scoperte dettate dalle esigenze militari hanno invaso il mondo civile. Questo è avvenuto soprattutto negli anni ’50, quando si è assistito all’ascesa delle cosiddette resine melammina-formaldeide, delle fibre sintetiche, del polietilene e soprattutto del polipropilene isotattico, scoperto da Giulio Natta nel 1954 che ha permesso applicazioni sino ad allora impensabili. Questa scoperta ha permesso allo stesso Natta di vincere il Premio Nobel nel 1963, condiviso con il tedesco Karl Ziegler.

Gli anni ’60 hanno visto il definitivo affermarsi della plastica come insostituibile strumento della vita quotidiana e come nuova frontiera anche nel campo della moda, del design e dell’arte. Questo materiale ha fatto irruzione nel quotidiano e nell’immaginario di milioni di persone permettendo a masse sempre più vaste di accedere ai consumi prima riservati a pochi privilegiati. Tutto ciò ha rivoluzionato un’infinità di gesti quotidiani e abitudini consolidate da secoli, contribuendo a creare lo stile di vita moderno.


Il futuro è già oggi: la grande sfida del riutilizzo delle materie plastiche


Il resto è storia recente. Anche le nuove generazioni sono tuttora spettatrici di un’esponenziale crescita tecnologica e della progressiva affermazione di applicazioni sempre più sofisticate ed impensabili. Questo soprattutto grazie allo sviluppo dei cosiddetti tecnopolimeri. Per cosa vengono utilizzati? Per la produzione di articoli per laboratori clinici, di caschi spaziali per gli astronauti, di lenti a contatto, di scudi antiproiettile, nonché nell’industria automobilistica ed aerospaziale. La grande sfida del futuro punta alla sensibilizzazione dei cittadini verso un corretto e virtuoso riuso, riutilizzo e riciclo delle materie plastiche. Questo permetterà di ottenere non solo nuovi prodotti, ma anche energia, calore ed elettricità, dando così la possibilità di trasformare i rifiuti in nuove risorse.

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